Il profumo è legato indissolubilmente alla civiltà egizia. Serve da intermediario fra l’uomo e gli dei. E’ nato nei templi, è presente in tutti i rituali: purifica, partecipa a ogni tappa della vita umana, del contatto con le divinità, dei riti dell’imbalsamazione dei defunti.

Gli Egizi, grazie alla loro arte dei profumi e degli aromi, precorrono degnamente le scoperte scientifiche future. La loro influenza si estende fino in Asia, dove Palmira e Babilonia sono i due grandi centri di attività per i profumi. Utilizzano degli aromi che favoriscono l’elevazione dell’anima: resina di terebinto, olibano, galbano, laudano, mirra

Olii profumati, unguenti e belletti partecipano ugualmente al rito: ogni mattina i sacerdoti procedono alla pulizia delle statue divine poi ungono e imbellettano il loro viso. Attraverso queste offerte, gli Egizi si assicurano la protezione degli dei per il loro passaggio nell’aldilà che necessita del mantenimento dell’integrità del corpo. Questa credenza è alla base della pratica dell’imbalsamazione che conserva intatto il corpo grazie a sostanze imputrescibili e profumate.

Accanto ai luoghi di culto, il tempio possiede dei locali dove i sacerdoti, aiutati dai loro assistenti, preparano gli aromi da bruciare e l’olio profumato destinato agli dei. Le manipolazioni richiedono lunghi mesi di lavoro. Gli assistenti pestano le piante, i fiori, i grappoli, le erbe aromatiche e tritano resine e gomme. Altri rimestano in grandi calderoni il vino, gli olii, il miele e il sacerdote officiante, capo del laboratorio, legge loro la formula incisa sui muri. Alcuni elementi non sono scritti ma trasmessi oralmente dai sacerdoti per evitare la divulgazione dei segreti. Uno di questi locali è stato scoperto nel grande tempio  di Edfou, sulla riva sinistra del Nilo, un centinaio di chilometri a sud di Luxor. Venne costruito sotto il regno di Tolomeo III, nel 237 a.C. e dedicato a Horus, il dio del cielo. Gli aromi erano conservati al riparo dai raggi del sole; alcune iscrizioni sulle pareti di una delle stanze rivelano i segreti di fabbricazione di unguenti, profumi e oli.

Sostanze profumate e belletti non lasciano insensibili i mortali che li utilizzano dapprima per le loro virtù magiche e terapeutiche. Rapidamente diventano strumenti di seduzione grazie al loro potere odoroso ed estetico.

Via via che il lusso e la raffinatezza entrano nella vita privata, gli Egizi iniziano a impiegare le sostanze odorose anche nell'igiene quotidiana. Nasce allora una vera e propria industria dei profumi, senza dubbio favorita dalla spedizione navale della regina Hatshepsut nel mitico "Paese di Punt",  una regione che doveva estendersi dalla Somalia al nord dell’Etiopia. 

Le due resine più note sono l’incenso propriamente detto (Boswellia sacra) e l’arbusto della mirra (Commiphora burseraceae).

Il profumo originale utilizzato dai faraoni è il "Kyphi", composto da più di 60 essenze.

Le materie prime abbondano nel Regno d'Egitto ma si fanno ugualmente arrivare materie prime dalla Libia, dal Medio Oriente, dall’Arabia: legni odorosi, olii di pino e di olivo, mirra, cannella, spezie delle Indie, Balsamo di Giudea.

Il commercio degli aromi è diffuso in tutto il mondo antico


La diffusione del profumo è intimamente legata alla civiltà ellenica. Dall’epoca cretomicenea (1500 a.C.), i Greci credevano nell’esistenza di esseri divini rivelati dagli aromi e dai profumi.

Ma non solo: dopo secoli di esclusivo appannaggio divino, gli uomini vanno a poco a poco appropriandosi del piacere del profumo.

Ritenuti di origine divina o favolosa, i profumi sono essenziali nella celebrazione del culto: dopo le offerte di animali si bruciano sostanze profumate rare, come la mirra e l’incenso. Allo stesso modo, la nascita, il matrimonio, la morte vengono accompagnate da fumigazioni e unzioni profumate dalle virtù purificatrici.

I profumi rivestono un ruolo maggiore nei funerali, perché favoriscono il passaggio nell’aldilà. I defunti avvolti in lenzuola profumate, sono arsi o sepolti con preziosi recipienti e piante odorose come la rosa, il giglio, la violetta, senza dubbio simboli di vita eterna. 
Nell'antica Grecia, mito e culto della bellezza trovano nel profumo una perfetta sintesi. Gli "euodia" ovvero gli odori buoni - strumento di ricerca del divino - raggiungono il loro apogeo nella raffinatissima Atene di Pericle. 
Qualche esempio: il "susinon" a base di giglio o il "kipros" a base di menta e bergamotto. E nonostante il veto di alcuni personaggi illustri, come Socrate, l'importanza attribuita al profumo è confermata dal famoso "Trattato degli odori" di Teofrasto, testo base della profumeria antica.

In Grecia, l’atmosfera e i corpi si profumano. Fin dall’epoca di Omero, durante i banchetti, si lavano i piedi degli invitati in segno di ospitalità, poi si offrono loro ghirlande di fiori, vini profumati, unguenti alla rosa e all’olio di garofano. A Creta, prima di partecipare ai famosi spettacoli con i tori micenei, gli atleti ungono il loro corpo con olio profumato. 
I Greci consacrano un vero culto dell’igiene del corpo e della bellezza plastica. La profumazione del corpo entra a far parte della vita quotidiana ed è il completamento della bellezza femminile. L’offerta è ormai profana: è fatta per l’uomo ed ha una forte connotazione sessuale.

In medicina Ippocrate esalta dei rimedi a base di salvia, di malva, di cumino somministrati sottoforma di suffumigi, frizioni e bagni. Dopo le abluzioni ai bagni pubblici, luoghi di socializzazione, uomini e donne profumano i loro corpi di olii all’iris, alla maggiorana…

La natura privilegiata del paese offre numerose piante aromatiche. Olii vegetali, come l’olio di oliva, permettono di fissarle. Le conquiste di Alessandro Magno, la sua scoperta della via delle spezie e degli aromi, introducono l’uso delsandalo, della cannella, della noce moscata, del nardo, del benzoino e del costus. Cominciano ad essere utilizzati i primi profumi di origine animale: il castoro, il muschio, lo zibetto e l’ambra grigia. 

Nell’epoca ellenistica il profumo diventa un prodotto finito ed esportabile. Le materie prime provengono da tutto il mondo allora conosciuto.


Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., l’Occidente piomba per secoli nella barbarie.

La cultura del profumo per uso personale o d’ambiente resta viva in Oriente.

Maometto usava dire: “Le donne, i bambini e i profumi sono ciò che amo di più al mondo”.

Gli Arabi, a partire dall’VIII° secolo, traducono i testi ellenistici, persiani, romani, bizantini, e li conservano in immense biblioteche. Queste traduzioni sono la base delle scienze mediche, farmaceutiche e chimiche per i secoli successivi anche per il resto del bacino del Mediterraneo e dell’Europa. La grande cultura scientifica degli Arabi influenza nel Medioevo le scuole di Salerno e di Montpellier, specializzate nella ricerca farmaceutica legata alla profumeria. 

L’Alchimia medioevale deve tutto all’al-kimîya che riserva una parte importante all’arte della distillazione. Gli Arabi non sono gli inventori di questa tecnica ma l’hanno raffinata e diffusa in tutta Europa. Nel periodo in cui tutti i profumi utilizzavano dei corpi grassi come supporto, nel X° secolo gli Arabi inventano l’alambicco. Il profumo prende allora l’alcool come vettore: ciò permette di distillare un numero enorme di piante ed allargare la gamma degli aromi disponibili in profumeria. Sarà solo nel XIII° secolo che, alla fine delle Crociate, il profumo farà ritorno in Europa.

Il Corano permette agli uomini di godere delle gioie della vita nella misura in cui queste prefigurano quelle del paradiso. Ad immagine dei Campi Elisi greci, il paradiso musulmano è impregnato dei profumi più soavi. Il Corano parla di donne, lehouris, fatte del “musc più puro”.

L’Arabia è la terra degli aromi per eccellenza. Properzio, poeta latino agli albori dell’era cristiana, parla dell’”Arabia dei mille profumi”. La letteratura e la poesia abbondano di testi ispirati dai profumi e dai fiori. I poeti Hafiz e Saadi cantano larosa, il cui odore è il più pregiato nel mondo arabo, con quello del muschio.

L’acqua di rose viene utilizzata per profumare le stanze della casa o aromatizzare certi piatti: loukoums, dolciumi e sorbetti. Si beve da coppe impregnate di resine odorose, si mescola ambra grigia al caffè.

I riti di purificazione dei musulmani sono molto rigidi ed accompagnano tutte le tappe della vita quotidiana. Per purificarsi completamente gli uomini vanno regolarmente ai bagni pubblici. Nei loro harem le donne musulmane consacrano la maggior parte del tempo a mettere in risalto la loro bellezza.


Con la caduta dell’impero romano nel 476 d.C. viene in parte smarrito, o dimenticato tutto il bagaglio di conoscenze, scientifiche e non, e di usi e costumi acquisito dall’Occidente nel corso di secoli di scambi tra i popoli del bacino del Mediterraneo.

Grazie all’opera di conservazione della chiesa, molti documenti antichi sopravvissero alle invasioni barbariche; ma fu soprattutto grazie al mantenimento di una fitta rete di contatti e scambi commerciali col vicino Oriente (soprattutto con gli Arabi) che prosegue e si sviluppa la cultura e la scienza nel Medioevo.

Il cattolicesimo è ormai riconosciuto e diffuso. L’uso dell’incenso si diffonde al di fuori del culto. Gli aromi, considerati beni preziosi, sono offerti durante le grandi occasioni, in previsione di scambi futuri: il califfo di Bagdad, Haroun al-Raschid, ne offre all’imperatore Carlo Magno.

Grazie alle Crociate (1096-1291) gli scambi tra Oriente e Occidente si intensificano, migliorando così i canali commerciali. I Crociati importano dall’Oriente aromi e spezie nuove e reintroducono l’abitudine di accompagnare la toilette con applicazioni profumate. Dal 10° al 15° secolo, Venezia è il grande centro della distribuzione e del commercio marittimo in tutta l’Europa. In Spagna, gli Arabi danno un grande contributo alla profumeria: dal 10° al 13° secolo Cordova rivaleggia con Bagdad in lusso ed erudizione.

Si sviluppa una grande concorrenza tra apotecari, speziali, venditori di erbe e venditori di aromi. Nel 13° secolo, si cominciano a regolamentare in modo più preciso le differenti corporazioni dei Mestieri.

Nel Medioevo, uomini e donne si bagnano spesso: come nell’Antichità, i bagni sono aromatizzati con erbe e profumi. Costituiscono una norma di cortesia nei confronti degli invitati. I bagni sono fatti senza divisione tra i sessi, vi vengono serviti i pasti. Solo i grandi personaggi hanno bagni privati; vi sono anche numerosi bagni pubblici a cui chiunque può accedere. Il ruolo igienico dei bagni serve talvolta come pretesto per altre attività. In seguito a numerosi scandali, i magistrati chiedono che i sessi siano separati e il clero esige la chiusura definitiva dei bagni.

A tavola vengono portate ai convitati bacinelle di acqua profumata per sciacquarsi le mani: a quest’epoca infatti si mangia ancora con le mani.

Fino al Rinascimento, l’uso dei profumi alla violetta, alla lavanda, al fiore d’arancio si diffonde presso le dame nobili o fortunate e quelle eleganti nascondono sotto le loro vesti o nella biancheria sacchetti profumati.

Nel 1347, un vascello genovese di ritorno da un viaggio sulle coste del Mar Nero, riporta con sé la peste. Nel giro di un anno tutta l’Europa è contagiata: aspersioni, fumigazioni e vini aromatizzati sono utilizzati per lottare contro il contagio. Uomini e donne inalano materie aromatiche preziose contenute in palline odorose, chiamate anche mele di musc o di ambra, in seguito pomanders.
Per purificare e profumare le case si brucia dell’alloro o del rosmarino nei camini e si cosparge il pavimento di erbe odorose.

A Salerno si scopre la distillazione dell’alcool. Sostituendo l’olio come eccipiente del profumo, questo liquido volatile e neutro trasforma radicalmente la profumeria: è nata la profumeria alcolica. 
Cinquant’anni dopo, verso il 1370, la regina Elisabetta di Ungheria ispira il primo nome di un profumo: l’acqua di Ungheria, un estratto di rosmarino e di lavanda a base di alcool. Secondo la leggenda, l’eremita che compose questa fragranza e che la presentò alla regina le assicurò anche che avrebbe mantenuto intatta la sua bellezza fino alla morte. Sembra che l’incanto avesse funzionato, dal momento che Elisabetta di Ungheria sposò il re di Polonia all’età di 70 anni.

A quest’epoca Grasse è già rinomata per le sue concerie. Dal 12° secolo intrattiene fitti legami commerciali con Genova ma soprattutto con la Spagna dalla quale acquista le pelli. Gli abitanti di Grasse distillano già le piante e vendono i loro prodotti sui mercati, ma la città non ha ancora ottenuto una grande fama.

Apparso verso la fine del 16° secolo, l’aceto aromatico è tradizionalmente una miscela di aceto al quale si aggiungono in proporzioni variabili prodotti odorosi naturali e freschi, solitamente essenze di fiori e di frutti. Il prodotto, dall’aroma intenso viene utilizzato come rimedio contro i malanni: se ne fanno solitamente inspirare i vapori alle dame che svengono, per rianimarle


Nel 1533 la quattordicenne Caterina de’ Medici andata sposa al Duca d’Orléans, futuro re di Francia anch’egli quattordicenne, introduce alla corte francese, grazie al suo profumiere di fiducia Renato Bianco e ai frati di Santa Maria Novella, l’uso dei profumi già largamente utilizzati nelle Corti italiane.

Se dovessimo stabilire un periodo nella storia in cui il profumo emerse dalle nebbie fumose del medioevo dove era stato dimenticato dopo i fasti d’epoca romana per divenire elemento indispensabile alla convivenza sociale delle classi più agiate, potremmo designare l’epoca in cui Caterina de’ Medici si stabilì alla Corte di Francia.

Fu la casualità, o forse il destino, a far sì che la nobiltà francese scoprisse e amasse appassionatamente un elemento che facilitava i rapporti personali, ingentiliva gli approcci e incrementava il prestigio di chi lo indossava. In una Corte dove l’esibizione, l’esteriorità e lo sfarzo erano elementi indispensabili per mantenere il proprio rango e per contro, la mancanza di igiene, gli odori provenienti da corpi mai lavati e da fiati pestilenziali che inibivano spesso i tentativi di ascesa nella scala sociale, il profumo fu il balsamo che apriva le porte del successo.

Caterina de’ Medici proveniva da una città, Firenze, in cui i profumi erano regolarmente indossati dalle dame di ricco lignaggio o nobile casato, e quasi tutti i conventi dei maggiori centri urbani d’Italia avevano almeno un frate alchimista che si dedicava alla lavorazione delle erbe e all’estrazione delle loro essenze. Fu ovvio per lei, quando nel 1533 andò sposa al futuro re di Francia, Enrico d’Orléans, assegnare al suo seguito, tra paggi, dame di compagnia, frati e guardie pontificie, anche il proprio profumiere di fiducia Renato Bianco che scoprì una società a suo modo raffinata, ma che esalava un odore pestifero. E René le Florentin, come venne più tardi chiamato dai parigini, si mise al lavoro contribuendo alla nascita di una miriade di novelli profumieri che aprirono botteghe in tutta Parigi per provvedere a una società bramosa di essenze profumate.

Forse per la Corte francese fu una necessità (il clima temperato delle nostre terre invogliava a immergersi in tinozze colme d’acqua e a strofinare la pelle e le nostre odorose fanciulle non necessitavano dell’aspersione quotidiana di liquidi odorosi), o forse fu la sensibilità del popolo dei cicisbei a far rinascere e a diffondere il profumo, attribuendo nobiltà e prestigio a un elemento che gli Italiani già da tempo conoscevano e trattavano come un comune cosmetico; in ogni caso, i francesi ci tolsero il primato di profumieri, che per più di due secoli divenne quasi di loro esclusiva.


Il 18° secolo è il grande periodo intellettuale e mondano di Grasse. I guantai profumieri conoscono una grande prosperità ma colpiti dalla crisi del commercio del cuoio abbandonano progressivamente la guanteria per votarsi unicamente alla profumeria.

Un movimento a favore dell’igiene e del bagno si delinea in questo periodo e si concretizza nell’apparizione di due spazi fino ad allora inesistenti nelle case: la stanza per la toilette e la sala da bagno.

Nel momento in cui il regno di Luigi XIV termina, i pensieri e i costumi della Corte si evolvono. La nuova sensibilità olfattiva di questa società raffinata si traduce in una intolleranza agli odori forti e a un ritorno agli odori campestri e agli aromi naturali. Ai profumi violenti che nascondono effluvi nauseabondi si sostituiscono preparazioni fiorite e sofisticate, colorate di fantasia. E’ in questo periodo che Jean François Houbigant, uno dei più grandi profumieri di corte d’Europa, arriva a Parigi.

Verso la fine del secolo Maria Antonietta introduce alla corte di Francia il gusto per gli aromi che evocano la campagna, freschi e naturali. La Corte utilizza acque delicate composte di bouquet floreali: l’Eau divine, l’Acqua di mille fiori, l’Eau di Bouquet di Primavera oltre che l’Aqua Admirabilis, l’Eau sans Pareille, fresche e leggere, prodotti della distillazione degli agrumi o dei loro olii essenziali ottenuti grattugiandone le scorze e dall’aggiunta di varie essenze floreali. Questi profumi arrivati dalla Germania sotto la denominazione generica di Acque di Colonia conoscono un gran successo a Parigi. La fama dei profumieri francesi favorisce lo sviluppo della profumeria di Grasse e la cultura delle piante e dei profumi tanto che compaiono delle nuove metodologie, come la tecnica dell’enfleurage o la lavorazione delle scorze di bergamotto.

Distillatori e profumieri di qualità producono delle acque leggere e trasparenti che sono contenute in flaconi di cristallo di Boemia o d’Inghilterra. Nel 1795 la manifattura Baccarat, con la sua esperienza di flaconi di vetro, conosce un grande successo. Sarà ben presto seguita da Lalique che creerà i flaconi più belli della profumeria antica, in modo particolare per Molinard e, in seguito, per Nina Ricci.

In effetti questo secolo, regno della seduzione, conosce una proliferazione di cianfrusaglie preziose che contengono profumo, aceti e belletti: astucci e necessaires, pommander, salse, boîtes bergamotes tipicamente di Grasse, pots pourris per i profumi d’ambiente. Il sapone, la cui qualità migliora considerevolmente con la scoperta della soda artificiale nel 1791, occupa un posto considerevole nella profumeria.

La Rivoluzione Francese arrecherà un colpo terribile alla profumeria, nonostante la creazione di fragranze dai nomi “evocativi” come “Profumo alla ghigliottina” e “Alla Nazione”. Sarà solo con il Direttorio che questa tendenza verrà soffocata da una frenesia di lusso che si impadronirà della società e introdurrà gli aromi muschiati.


Nel 1800, da semplici attività artigianali - spesso confinate nel retrobottega delle barberie - nascono Case di Profumo che diffondono i loro prodotti sul territorio nazionale ed estero.

Alcuni tra i nomi più importanti sono:

  • Ai Colli Fioriti (Milano)
  • Bertelli (Milano)
  • Bortolotti (Bologna)
  • Puglisi & Manara (Palermo)
  • Saccò & Borsari (che nel 1900 si scinderà in Borsari & Figli e Borsari & C.) (Parma)
  • Satinine (Milano)
  • Paglieri (Alessandria)
  • Valsecchi & Morsetti (Milano)

Tutte queste Case hanno avuto diffusione nazionale.

 
 

Nella seconda parte del 19° secolo, grazie allo sviluppo della chimica, il profumo si discosta dalle sue origini naturali e scopre le molecole di sintesi. Accusate fino ad allora di essere volgari, le molecole di sintesi diventano espressioni d’arte. I loro odori, a volte sorprendenti, conferiscono note “astratte” alle composizioni, così come l’arte impressionista aprirà la porta a quella concettuale.

L’Esposizione Universale del 1900 attesta per la prima volta il successo del profumo su larga scala: nasce così la profumeria moderna. Il profumo viene considerato come una creazione originale molto vicina ad una creazione artistica: non più basata sull’armonia, ma sul contrasto e su un piano via via sempre più complesso, una vera e propria rivoluzione olfattiva. Sarà il segnale che incoraggerà i grandi creatori di moda a lanciarsi in questa grande avventura, creativa e commerciale.

Aprendo la via a un nuovo approccio di creazione, il couturier Paul Poiret inventa la nozione di couturier-profumiere: una sottile alleanza tra il lusso dell’alta moda e il profumo che non smetterà più di ampliarsi.

1900 - 1920
Dopo lo schock della prima guerra mondiale, che lascia un’Europa esangue, arriva il periodo delle “Années Folles”: la pace finalmente ritrovata richiama a una corsa sfrenata alle novità, a una volontà di godere di ogni istante, a una ricerca di modernità. Il profumo diventa un prodotto di lusso. Siamo in piena Belle Epoque e la silhouette della donna si libera dalle imbottiture.
La Francia, alla ricerca di esotismo, scopre i grandi profumieri francesi come François Coty (il creatore di Chypre), Parfums de Rosine, marchio del couturier Paul Poiret, la Maison L.T. Piver creata nel 18° secolo, Lubin e la sua celebre Eau de Lubin, Guerlain che lancia Shalimar, l’Heure Bleue, Mitsouko, Vol de Nuit. Negli Stati Uniti nascono i primi istituti di cura del corpo e cosmesi.

1921 - 1930
Le donne lavorano e si emancipano, e richiedono pertanto dinamismo e freschezza anche ai loro profumi: le aldeidi conferiscono questo soffio alle creazioni.
E’ a quest’epoca che celebri couturier creano i loro primi profumi, seguendo le tracce di Paul Poiret: le sorelle Callot,Gabrielle ChanelJeanne Lanvin, Lucien Lelong… E’ Ernest Beaux, profumiere della società Rallet, che compone nel 1921 per Mademoiselle Chanel il famoso N° 5, prototipo dei profumi aldeidati. Come i suoi tailleur, i flaconi che “vestono” i suoi profumi sono sobri ed eleganti, ornati di una semplice etichetta su fondo bianco sul quale spicca il nome della fragranza in lettere nere. Nel 1927, Jeanne Lanvin lancia Arpège, creato da André Fraysse, nella celebre boccia in cristallo nero disegnata dal suo amico Armand Rateau e decorato da Paul Iribe.
L’euforia che caratterizza ogni aspetto di questo periodo storico si spegnerà con la crisi economica del 1929.

1931 - 1940
Negli anni Trenta c’è la “grande depressione”: la disoccupazione dilaga ovunque e c’è poco posto per il profumo; il grande couturier Jean Patou crea Cocktail Dry, Love of love, Joy. Si serve anche delle notizie di attualità per lanciare nel 1935 Normandie, che commemora la crociera inaugurale del piroscafo e il cui flacone in vetro e acciaio ne riprende la forma. Seguiranno Vacances nel 1936 per festeggiare le prime ferie pagate, poi Colony a forma di ananas stilizzato. In Italia vengono fondate Adam nel 1935 e Satinine nel 1930. Nasce Fabergè nel 1938 ed Elizabeth Arden crea nel 1935 la sua prima fragranza. Poi scoppia la guerra e la moda si adatta alle restrizioni.

1941 - 1950
Dopo la guerra si annunciano tempi nuovi. I grandi sarti impongono fragranze di carattere: Dior lancia il New Look, a ciascuno il suo stile, si usa un profumo di alta moda per farsi notare. Esce Marie Claire, primo settimanale femminile rivolto al grosso pubblico che parla di moda e di bellezza. I profumi celebrano il ritorno della pace, come Nina Ricci con il suo profumo Coeur Joie, Elsa Schiaparelli con Le Roi Soleil, in uno straordinario flacone disegnato da Salvador Dalì. Altri couturiers lanciano i loro profumi anch’essi accolti nell’antologia della profumeria francese: Vent Vert di Balmain, Ma Griffe di Carven, Bandit de Piguet composto da Germaine Cellier, l’Air du Temps di Nina Ricci, Miss Dior di Christian Dior, Cabochard di Grès. Nasce Lancôme nel 1949. Nel 1948 Helena Rubinstein crea la sua prima fragranza.
Si forma una nuova generazione di creatori, tanto inventivi che talentuosi. Mentre i grandi profumi dell’epoca si chiamano con nomi evocativi di eventi o sensazioni, il compositore di profumi Edmond Roudnitska crea nel 1944 Femme che il couturier Marcel Rochas lancia nel 1945. In Italia nascono la Morris e la Victor nel 1949.

1951 - 1960
Con la liberazione, gli Americani portano in Europa chewing gum, blue jeans e rock’n roll. Anche la vita delle donne si trasforma: costrette a lavorare nelle fabbriche per sostenere lo “sforzo bellico”, le donne hanno scoperto l’indipendenza economica. Il prêt à porter sostituisce poco a poco la confezione di sartoria. Anche i profumi diventano più accessibili: sono alla portata di tutti ed emanano fragranze meno complesse: case cosmetiche come Estèe Lauder  nel 1953 creano le loro prime fragranze. Gli anni Cinquanta vedono nascere le eau de toilette maschili. Lavanda e vetiver sottolineano una eleganza discreta ma il profumo maschile resta legato al rito della rasatura: nascono Hermès nel 1951 e Vidal nel 1955.

1961 - 1970
Negli anni ‘60 il movimento hyppie, nato a San Francisco, predica un ritorno alla natura, il rifiuto delle costrizioni, l’uguaglianza dei sessi, la ricerca dei paradisi artificiali al grido di “fate l’amore, non la guerra”. Musica pop, giacconi di cuoio nero, capelli lunghi, sono i simboli di questa gioventù ribelle. Dalle manifestazioni contro la guerra del Vietnam al maggio ’68, un vento di ribellione soffia ovunque tra i giovani e si diffonde in Europa. La gioventù scopre l’India, i suoi guru, le sue sette e i suoi aromi: si profuma di sandalo, di musc e di patchouli e brucia bastoncini di incenso.
Parallelamente a questa anti-moda, l’haute couture si orienta verso il prêt-à-porter di lusso con Yves Saint-Laurent, Daniel Hechter, Paco Rabanne, Cacharel, Courrèges. Dior lancia Eau Sauvage, creata da Edmond Roudnitska: a un tempo discreta e persistente, segna l’avvento della profumeria al maschile e apre la via alle eau frâiche femminili, mascoline e androgine. Nascono Capucci nel 1963, Emilio Pucci e Aramis nel 1966, Puig nel 1968 e Shiseido nel 1969.

1971 - 1980
Gli anni ‘70 inaugurano un periodo di reale apertura all’estero di cui beneficia largamente la cultura americana. Le nuove tecniche di commercializzazione riflettono perfettamente questo movimento: non si tratta più di produrre e di vendere, ma di analizzare il mercato e il comportamento dei consumatori per rispondere alle loro aspettative e dunque di ottimizzare la redditività. Gli obiettivi più importanti diventano il successo mediatico e le cifre di vendita. Anche per il profumo l’importante è il messaggio che trasmette. Femminismo, ritorno alla natura, movimento gay, punk, neo-romanticismo, si vedono emergere in questi anni stili di vita contrastanti, coesistono parecchie tendenze.

In Europa come negli Stati Uniti nascono profumi concettuali che si rivolgono a una donna sofisticata e provocante o naturale e romantica. Gli stilisti italiani cominciano a creare le loro prime fragranze: Gucci nel 1974, Trussardi nel 1976, Mila Schön nel 1979, Nino Cerruti nel 1979 e Krizia nel 1980. Il made in Italy diventa nel mondo sinonimo di stile ed eleganza.

Dopo le eaux de toilette, veri e propri profumi maschili appaiono sul mercato: l’uomo dissocia profumo e dopobarba.

Anche la profumeria francese si internazionalizza, componendo i suoi profumi sui modelli americani e raddoppiando le sue concentrazioni. Così il profumo Opium, lanciato da Yves Saint-Laurent nel 1977 è la versione francese del profumo americano Charlie di Revlon, lanciato nel 1973. Nascono Givenchy nel 1970, Balenciaga nel 1971, Azzaro nel 1975,Van Cleef & Arpels nel 1976, Ralph Lauren nel 1978 e Bogart nel 1980.

1981 - 1990
Gli anni ‘80 sono gli anni delle sensazioni forti. Uomini e donne si trovano a lottare gomito a gomito nella corsa per la realizzazione personale. E’ l’esplosione del body building e degli sport di velocità: il corpo deve essere agile ed efficace. Il profumo maschile esalta il corpo dell’uomo. Le donne affermano e consolidano le loro conquiste professionali con vestiti scollati e fragranze così forti da poter suscitare malessere. Provenienti dagli Stati Uniti, le note fruttate rinnovano la profumeria maschile e femminile. Negli anni ‘80, compaiono concetti come bellezza “multiforme”, appartenenza a un “clan” per il proprio abbigliamento, pettinatura, profumo. Profusione di creazioni fra le quali Paris di Yves Saint-Laurent e Poison di Christian Dior. Si affacciano nel panorama olfattivo internazionale Orlane e Serge Lutens nel 1983, Lacoste eDavidoff nel 1984, Artisan Parfumeur nel 1985, Ted Lapidus e Cartier nel 1987 e Kenzo nel 1988.

Sono gli anni che vedono il trionfo del made in Italy in tutto il mondo e in tutti i settori produttivi, specialmente nella moda. Gli stilisti italiani più affermati firmano le loro prime creazioni in campo olfattivo: Versace, Armani e Missoni nel 1981, Ferrè nel 1985, Fendi e Benetton nel 1987 Laura Biagiotti nel 1988, Valentino nel 1990. Nel 1981 nasce anche Hanorah.Burberry, storica azienda inglese fondata nel 1856, in questi anni propone sul mercato le sue prime fragranze.

1991 - 2000
Negli anni '90, la comparsa dei movimenti ecologisti e il successo delle medicine non tradizionali esprimono un'aspirazione al naturale e alla dolcezza. Per reazione al decennio precedente, le nuove fragranze richiamano l’acqua come per appagare un desiderio di purificazione. Profumi marini, acquatici, vegetali, poi naturali per ritornare all’essenziale: la terra, il fuoco, l’acqua, il vento. Alcuni profumi rassicurano nel protrarre reminescenze infantili. Uniscono dolcemente il gusto e l’odorato: vaniglia, caramello, latte … L’uomo si apre al mondo delle emozioni, si profuma per sedurre.

Grazie a metodi economicamente e tecnicamente sempre più performanti, il nostro ambiente olfattivo, fino alle fragranze più rare, può essere riprodotto sia dall’industria della profumeria che da quella degli aromi. Come la televisione che moltiplica i suoi programmi grazie ai satelliti, si sviluppa anche uno “zapping” dei consumi. Proliferazione degli stili di abbigliamento, musicali e linguistici, proliferazione di creazioni profumate dal destino spesso tanto effimero quanto quello delle mode che li hanno ispirati. Si può notare una grande diversità olfattiva senza una reale tendenza dominante.

Affermando la loro appartenenza ad un gruppo, una “tribù”, le giovani generazioni adottano uno stile spesso unisex, come l’eau de toilette CK One di Calvin Klein. Compaiono le prime note golose in Angel di Thierry Mugler, Le Mâle di Jean-Paul Gaultier, Lolita Lempicka. Nasce L'Eau d'Issey di Miyake nel 1992.


Dopo un inizio stentato a causa della crisi energetica, in Italia alcuni settori produttivi come la moda, diventano terreno fertile dove il gusto raffinato e lo stile dei designer germoglia e si consolida fino a diventare l’immagine stessa del prodotto italiano nel mondo: nasce il made in Italy. 

1971 - 1980
In Italia i primi anni '70 sono quelli della crisi energetica e dell’austerity. Mentre i consumi interni subiscono un calo, si afferma all’estero il made in Italy, un concetto che diventa nel mondo sinonimo di stile ed eleganza. Dalla moda al design, dal cibo ai gioielli, passando dalle scarpe alle automobili sportive i prodotti italiani arrivano nei più remoti angoli del mondo. Gli stilisti italiani cominciano a creare le loro prime fragranze: Gucci nel 1974, Valentino Garavani nel 1976, Mila Schön nel 1981, Krizia nel 1981. Nascono aziende come ICR nel 1975, Euroitalia, Florbath.

La fine del decennio vede un cambio di prospettive in tutti i settori produttivi: non si tratta più solo di produrre e di vendere, ma di analizzare il mercato e il comportamento dei consumatori per rispondere alle loro aspettative e dunque di ottimizzare la redditività. Anche per il profumo l’importante è il messaggio che trasmette. Si vedono emergere in questi anni stili di vita contrastanti, coesistono parecchie tendenze: femminismo, ritorno alla natura, movimento gay, punk, neo-romanticismo. L’uomo dissocia profumo e dopobarba, appaiono, dopo le eau de toilette, veri e propri profumi maschili.

1981 - 1990
Compaiono concetti come bellezza “multiforme”, appartenenza a un “clan” per il proprio abbigliamento, pettinatura, profumo. E’ l’esplosione del body building: il corpo deve essere espressione di agilità ed efficacia. Il profumo maschile esalta il corpo dell’uomo, mentre le donne sottolineano il loro successo nel campo del lavoro con fragranze forti.

1991 - 2000
Sono gli anni della globalizzazione. Collegati ormai da internet, dai satelliti, dai telefoni cellulari, gli abitanti del villaggio globale sviluppano stili di abbigliamento, musicali e linguistici dal destino spesso tanto effimero quanto quello delle mode che li hanno ispirati, senza una reale tendenza dominante.

In Italia nasce Acqua di Parma, e Bulgari e Ferragamo propongono sul mercato le loro prime fragranze. Affermando la loro appartenenza a un gruppo, una “tribù”, le giovani generazioni adottano uno stile spesso unisex.

La comparsa dei movimenti ecologisti e il successo delle medicine non tradizionali esprimono una generale aspirazione al naturale e alla dolcezza. Le nuove fragranze richiamano l’acqua con profumi definiti marini, acquatici, vegetali. Alcuni profumi uniscono dolcemente il gusto e l’odorato: vaniglia, caramello, latte…in una evocazione del mondo dell’infanzia.

Si può notare una grande diversità olfattiva: grazie a metodi economicamente e tecnicamente sempre più performanti, il nostro ambiente olfattivo, fino alle fragranze più rare, può essere riprodotto sia dall’industria della profumeria che da quella degli aromi.


La Bibbia ci insegna che i profumi sono molto utilizzati nella vita quotidiana. L’igiene, sinonimo di purificazione corporale, è indispensabile. Infatti, la Bibbia è la più viva testimonianza dell’importanza dei profumi presso gli Ebrei.
Mosè definisce i differenti utilizzi dei bagni e delle abluzioni per donne e uomini. Prima del pasto, si procede ad aspergere del profumo, si aromatizzano i vini e si bruciano aromi nelle sale delle feste. I sacerdoti leviti sono allo stesso tempo medici e profumieri, il che indica lo stretto legame tra medicina, magia, cucina e profumi.

Il ruolo sacro dei profumi è definito nel Libro dell’Esodo. Dio, nella legge aveva ordinato di costruire un altare dei profumi e di offrire su di esso del profumo, aggiungendo anche con che cosa doveva essere fatto il profumo.

Infatti il Signore dice a Mosè: "Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi, con incenso puro, in dosi uguali; e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te; esso vi sarà cosa santissima" (Es. 30,34-36);

L’incenso è il profumo per eccellenza. E’ riservato al culto. Il profumo è un segno d’onore e di riconoscenza al dio vivente.

L’Adorazione dei Magi 
"Poiché era nato Gesù a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, ecco che dei Magi venuti dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme. Entrando nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre, e, prostrati, lo adorarono; aprendo il loro cofanetto, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra" (Mt. 2, 11).

I Magi sono senza dubbio degli astrologi babilonesi. I loro doni sono dei simboli. Da molti secoli si pensa che l’oro indichi il futuro re dei Giudei, l’incenso un omaggio a Dio, la mirra, aroma funerario, un riferimento alle sue qualità umane.
Il profumo riveste un ruolo nei riti funerari. Presso gli Ebrei, l’imbalsamazione non veniva praticata, ma il defunto era asperso con acqua profumata e il suo corpo veniva unto con olii aromatici.

L’aloe è uno dei profumi più popolari presso gli Ebrei. Anche il nardo è molto apprezzato. E’ una graminacea che odora di spezie e che viene chiamata la Verbena delle Indie. Profumo molto costoso, diventa nell’Antichità un termine generico per indicare il profumo dal valore elevato. Il Cantico dei Cantici, melopea da cantare alle nozze, enumera il nardo, il fiore della vite, la canna odorosa, il cinnamomo, il giglio e la melagrana.

La scienza dei cosmetici è altrettanto sviluppata presso gli Ebrei che presso gli Egizi. In tutti i paesi biblici il profumo è utilizzato sotto forma di preparati unguentarii (detti puk), di oli profumati, di polveri a base di henna, ma anche di sacchetti di erbe aromatiche portati addosso o messi fra i vestiti. 

Nel servizio del Tempio di Gerusalemme l’offerta dei profumi aveva un ruolo predominante. Allo Yom Kippùr, il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso, o meglio dei profumi da bruciare (detti timiati), una mistura a base d’incenso.


I Romani assimilano la religione greca ed associano i profumi alle divinità ed ai riti dei matrimoni e dei funerali.
Perpetuando e sviluppando gli usi dei Greci e degli Orientali, i Romani contribuiscono a mantenere le antiche reti commerciali che dall’India, l’Arabia e l’Africa importano in carovana o per mare i prodotti grezzi o lavorati.

I primi Romani, più attratti dalle conquiste che dalla toilette, subiscono l’influenza dei paesi e delle civiltà che colonizzano.
Gli Etruschi fanno loro conoscere la ginestra, il laudano, il pino, il mirto, l’incenso. Le influenze ellenistiche e orientali si diffondono in Italia. Dalla Repubblica all’Impero, i profumi conoscono uno slancio formidabile fino all’eccesso.

Nerone, durante i funerali di Poppea, brucia una quantità di incenso superiore alla produzione annua dell’Arabia. 

Nelle terme tutti, donne e poveri compresi, possono lavarsi. E’ sempre grazie ai Romani che si diffonde l’uso del sapo, una pasta ammorbidente a base di grasso di capra e di cenere di saponaria, antenato del sapone.
I trattati sugli odori, spesso scritti dai medici che attribuiscono ad essi virtù curative, citano dei vegetali come il giglio bianco, il narciso, il cardamomo, la rosa, l’iris, il sandalo ..., sostanze animali come il musc, il castoro oltre a diverse resine.

A partire da queste materie prime, i Romani preparano unguenti, acque aromatiche, profumi, pastiglie e polveri odorose. Il trattato di chimica di Zosine (fine del III secolo) attesta che i Romani conoscono la distillazione. Come in Oriente, essi utilizzano ugualmente belletti molto densi e colorati.
La diffusione dei profumi nell’impero romano e le migliorie tecniche apportate alla loro fabbricazione si sono dunque accompagnate ad un indebolimento del loro valore religioso, della loro simbologia mistica.

La comparsa del vetro nel XI° secolo a.C. ed il suo utilizzo come contenitore di sostanze profumate, costituiscono la principale innovazione dell’impero romano. Questo materiale, benché fragile, presenta due vantaggi: è facile da lavorare e non custodisce gli odori. Permette ai Romani di imitare i recipienti provenienti dalla Grecia, ma allo stesso tempo di produrre contenitori di svariate forme e colori.


Rimasto per secoli ai confini del mondo conosciuto, per tutti gli europei l’Estremo Oriente ha sempre rappresentato un luogo misterioso e affascinante, fonte di meraviglie di ogni genere: dagli aromi ai fiori, alle sete e alle merci più preziose.

Nel Medioevo, tutte le conoscenze che si avevano in Europa del lontano Catai, l’odierna Cina, si basavano sulle memorie di Marco Polo, raccolte in un libro intitolato Il Milione. Parlavano di civiltà sconosciute dai tesori favolosi, ricche di prodotti ricercatissimi dai mercanti occidentali, come aromi e spezie. Il libro fu copiato a mano per due secoli e dal 1477 ha continuato a essere stampato in molte lingue, alimentando a tal punto la leggenda che Cristoforo Colombo partì alla ricerca di una nuova via per raggiungere questi luoghi favolosi.

La storia dello stretto rapporto tra profumi, aromi, fiori e cultura orientale giunge a noi attraverso miti e leggende di grande poesia e suggestione.

Secondo un detto cinese, le ragazze più belle della Cina hanno un corpo molto profumato. Per questo motivo si usava dare alle figlie, sin dall'età di due o tre  anni, delle bevande aromatiche nella speranza che crescessero belle e profumate.

Le tre grandi bellezze della Cina erano Xiang Fei, Yang Kuei-fei e Hsi Shih. Oltre che per la loro straordinaria bellezza, queste donne erano famose per il profumo ricco e delicato del loro corpo, perché "un corpo che emana un odore gradevole" è molto apprezzato in Cina. La formula della "pozione di bellezza" profumata viene descritta nell'antico libro "Mille Rimedi d'Oro": è fatta di olio essenziale estratto dalle foglie essiccate di patchouli.

Un'antica favola cinese decanta le virtù mistiche della fragranza di telosma cordata: "C'era una volta un gruppo di guerrieri che aveva assediato un castello nemico. Al crepuscolo si diffuse nell'aria un profumo dolce che placò i sentimenti aggressivi dei guerrieri. Il mattino seguente i guerrieri abbandonarono il castello e si ritirarono". Questo dolce profumo era la fragranza di telosma cordata.

Il Giappone offre una gran varietà di profumi: il profumo dei fiori di ciliegio che cadono in primavera, o ancora quelli dei boschi nei pressi dei templi shintoisti o buddisti come l’aroma dell’incenso (koh in giapponese) protagonista del Koh-do. Senza dimenticare poi il profumo del tè verde, la bevanda più diffusa nel paese. Dolce e amara allo stesso tempo, questa infusione rappresenta una vera e propria istituzione in Giappone, la cerimonia del tè.

Grandi distese di camelie s'incontrano procedendo in molti parchi: con l'arrivo della primavera fioriscono e il loro profumo dolce e fresco si diffonde intorno. Aria pura, acqua limpida e buon riso maturo. Sono questi i fattori che influenzano la bellezza di una donna secondo la disciplina Zen. I canoni della bellezza giapponese non sono cambiati nei secoli: la tradizione vuole la figura femminile pallida e snella, con lunghi capelli di seta, ingentilita da un buon portamento e dalla perfetta conoscenza dell’ikebana, l'arte dei fiori.

Sotto la loro pelle di loto le donne giapponesi nascondono la bellezza più intima, dote preziosa da proteggere e rivelare lentamente, in un sensuale gioco di seduzione che attira molto più di quanto non possa fare la semplice ostentazione.
Nella "fiaba di Genji" Lady Kaoru emana un profumo celestiale. Quando lo scrittore giapponese Yasushi Inoue si recò a Kashgar e chiese agli abitanti più anziani del villaggio notizie su Xiang Fei, gli fu risposto che "il suo aroma corporeo era lo stupendo profumo del fiore di saso” (l'ulivo profumato).


Grazie alle ricerche scientifiche, il Rinascimento permette di far progredire considerevolmente l’arte della profumeria. La chimica sostituisce l’alchimia e migliora la distillazione e la qualità delle essenze.

Durante il Rinascimento, segnato dalla riscoperta dell’antichità greco-latina e dall’invenzione della stampa, un gran numero di opere tecniche in italiano e in francese divulgano ricette di acque odorose per profumare le vesti, il corpo, le case, ma anche di profumi secchi che compongono le mele odorose e gli “uccellini di Cipro”. Queste sostanze profumano ugualmente i guanti e le cinture la cui moda, introdotta in Francia dall’Italia e dalla Spagna, contribuisce alla prosperità della concerie di Grasse. Le materie prime animali, molto pregiate per i loro poteri avvincenti e afrodisiaci, entrano nella composizione di numerose ricette.

Le nuove rotte marittime, scoperte dalla Spagna e dal Portogallo, mettono fine all’egemonia di Venezia. Cristoforo Colombo riporta dal Nuovo Mondo la vaniglia, il balsamo del Perù e quello di Tolu, il coppale, il cacao e il tabacco. Vasco de Gama, avendo scoperto la via delle Indie, riporta sui suoi battelli cannella, benzoino, incenso, zenzeropepe egarofano.

I grandi profumieri del Rinascimento sono spagnoli o italiani. I primi hanno ereditato la loro scienza dai loro predecessori arabi; i secondi approfittano della ricchezza della penisola e del gusto dell’aristocrazia e della borghesia per i profumi. I principi stessi confezionano essenze e acque aromatiche.

Quando Caterina de’ Medici viene in Francia per sposare il futuro re Enrico II, porta con sé dall’Italia il suo profumiere René Le Florentin. Egli apre la sua bottega sul Pont au Change e diviene famoso per i suoi profumi …e le sue pozioni. Apre la strada a numerosi profumieri italiani che si installano a Parigi, particolarmente sotto la spinta di Maria de’Medici.

La moda dei prodotti profumati si espande. Le pelli più fini di Sicilia, di Sardegna o di Spagna sono conciate e profumate. Queste pelli odorose, dette “pelli di Spagna”, sono molto in voga nel 16° secolo.

I medici considerano le materie odorose vegetali o animali come eccellenti rimedi. Ambrosie Paré crea delle vasche da bagno speciali detti  “marmites à plantes” per prendere bagni aromatici e guarire alcune malattie.

Una certa ostilità si sviluppa nei confronti dei bagni. Si pensa che l’acqua sia un veicolo di contagio. Ci si lava sempre meno. Nel 16° secolo lavarsi significa farsi versare acqua su alcune parti del corpo. Per lavarsi veramente, si utilizza il termine sgrassarsi.

L’apparenza comincia a giocare un ruolo più importante della pulizia in se’. Il 16° secolo segna l’inizio della classe profumata. Gli aromi prendono il posto dell’igiene per nascondere la sporcizia e vincere i cattivi odori.

 

 


La moda del cuoio profumato, introdotta nel secolo precedente, conosce un rapido successo. Si indossano volentieri le “pelli odorose” di unguenti profumati al gelsomino. Guanti, gilet, farsetti, calzature, cinture, cofanetti, ventagli furono trattati in questo modo. I grandi signori presero l’abitudine di ordinare a Grasse gilet morbidi, impregnati di unguenti profumati.

Nel gennaio del 1614, i guantai profumieri ottennero dal re delle patenti che attribuivano loro “il permesso di nominarsi e di qualificarsi allo stesso tempo sia guantaio che profumiere”.  Il successo della guanteria-profumeria di Grasse fu all’origine di una considerevole estensione delle colture floreali.

Le tre piante più utilizzate dalla profumeria sono in quest’epoca il gelsomino, la rosa e la tuberosa.

Il gelsomino proveniente dalle Indie compare verso il 1650 nelle campagna di Grasse. Nello stesso periodo viene messa in coltura la rosa volgare. Quanto alla tuberosa, proveniente dall’Italia, si impianta verso il 1670. Si può stimare in una quindicina di ettari la superficie coltivata a gelsomino nei dintorni di Grasse alla fine del 17° secolo.

Installati in laboratori di dimensioni modeste, i guantai profumieri formano dal secolo di Luigi XIV un ricco e potente elemento dell’economia provenzale, descritto visivamente dall'incisione "L'Abito del Profumiere" del 1691.

La creazione della Compagnia delle Indie aiuta molto lo sviluppo della professione che riceve ormai direttamente in Francia alcune materie prime (musc, patchouli, vetiver, sandalo) senza dover passare dall’Italia o dalla Spagna.


Alla fine del 1600 Gian Paolo Feminis, di professione venditore ambulante, produce una bevanda, l’Aqua Mirabilis, che a suo dire guarisce tutti i mali. Si trasferisce dal suo paesino di origine (Santa Maria Maggiore nell’odierna provincia di Novara) a Colonia, in Germania. Qui l’Aqua Mirabilis diverrà Acqua di Colonia.

Da più di tre secoli le vicende dell’Acqua di Colonia s’intrecciano tra storia e leggenda, come se un abile mazziere, ogni qual volta si voglia elaborare la storia di questa profumazione, mescolasse abilmente le carte per trarne una diversa combinazione. Dalle montagne del novarese, da dove partì Gian Paolo Feminis con alcune bottiglie della sua Aqua Mirabilis, sino al successo europeo e infine internazionale dell’Acqua di Colonia sono passate diverse generazioni, con un intreccio di discendenze e interessi, che mettono alla prova qualsiasi storico che intenda dipanare questa matassa.

Innumerevoli sono, e sono state, le ditte che vantano l’originalità dell’Acqua, così come numerosi sono stati i Jean Marie Farina produttori dell’amabile profumazione, tanto da fare dubitare che un “primo” Jean Marie (nipote prediletto di Feminis cui era stata lasciata in eredità la formula dell’Aqua Mirabilis), nonostante i ritratti che ce lo propongono pacioso e sorridente, sia mai esistito.

La confusione nelle vicende dell’Acqua di Colonia è determinata da diversi fattori: non vi è mai stato alcun cronista che abbia documentato l’origine e i primi sviluppi dell’Acqua di Colonia, dalla sua nascita sino al 1800, momento in cui le erano già state attribuite diverse paternità;  nel periodo in cui produrre Acqua divenne un affare, questo ancora nel 700, molti figli di coloro che avevano aperto aziende imitando l’originale profumazione vennero battezzati con il nome Jean Marie, alimentando e creando leggende sull’originalità del prodotto a tutto vantaggio dell’Azienda che le diffondeva; gli eserciti che nel 700 e all’inizio dell'800 attraversavano guerreggiando l’Europa, oltre a depredare le popolazioni di cui erano sgraditi ospiti, creavano distruzioni e scompigli nei registri commerciali che riportavano le date di nascita delle aiende e che ne documentavano i relativi proprietari. Per molto tempo fu quindi arduo riconoscere, nella babele di ditte con lo stesso nome e produttrici dello stesso articolo, quale fosse la prima ad aver utilizzato la formula di Gian Paolo Feminis. 

Quella che vi raccontiamo è la storia dell’Acqua di Colonia, così come siamo riusciti a ricostruirla basandoci su documenti dell’epoca, attraverso una meticolosa e attenta ricerca storica, analizzando la società del tempo e le condizioni meteorologiche che determinarono migrazioni e spostamenti di intere popolazioni: in assoluto, lo studio più storicamente esatto mai realizzato finora


Nel 1778, a Milano, nasce la Casa di Profumo, Saponi e articoli per toletta Migone & C., una delle più longeve case italiane a respiro nazionale e internazionale, fondata da Angelo Migone nel 1778.

La Casa Migone ha prodotto profumi (tra cui MargheritaAmor,ExcelsiorBacio d’AmoreFalstaff), tinture per capelli, lozioni, estratti, ciprie, saponi e creme, esportando i propri prodotti, a seconda delle vicende politiche in continuo mutamento, anche lungo tutto il bacino del Mediterraneo. Migone è stata per decenni azienda leader nella fornitura di articoli per la barba e i capelli, forbici, pettini, pennelli, rasoi, piumini e spazzole alle botteghe di barberia di tutta la penisola: una ditta, quindi, a servizio completo, divenuta punto di riferimento per varie generazioni di consumatori privati e di piccole aziende.

 Forse fu questo a far sì che Migone rimanesse sul mercato per quasi duecento anni, testimone delle vicende di Milano dalla dominazione austriaca e napoleonica al Risorgimento, all’Unità d’Italia e via via sino alla Seconda guerra mondiale, “vivendo” passo passo l’espansione e la modernizzazione della città, dislocando o ampliando i propri magazzini nei luoghi di volta in volta più adatti all’organizzazione aziendale: dalla periferia di Milano, una delle prime locazioni del magazzino fu lungo le mura spagnole, sino alla sede di via Torino e quindi in via Orefici, accanto al Duomo, dove venne trasferito l’esercizio di rappresentanza. Già verso la metà dell’Ottocento, intanto, si dava inizio alla costruzione di una fabbrica di saponi e profumi tra i nuovi insediamenti industriali fuori dalle mura di Porta Venezia, lungo l’antica Strada per Bergamo (in seguito Corso Buenos Aires) e nel 1928 di nuovo la fabbrica-magazzino traslocava in via Ripamonti, in nuovi fabbricati più capienti e adatti all’espansione della ditta.

Il “peccato” della Casa Migone fu quello di rimanere ancorata a vecchie produzioni e ad antichi schemi. Non si adeguò ai repentini mutamenti di gusto della generazione uscita dalla seconda guerra mondiale, non seppe “svecchiarsi” con la celerità che i tempi richiedevano e fu la prima illustre vittima di una concorrenza agguerrita, soprattutto quella spregiudicata del dopoguerra. La Casa di Profumo Migone, oramai dimenticata dai più, cessò di esistere agli inizi degli anni 1950.


La tendenza igienista si conferma nel 19° secolo con la comparsa di trattati sul savoir-vivre e sull’igiene che vantano le virtù dei bagni, benefici per la salute e per la pelle. L’igiene è in effetti, in questa società fortemente influenzata dalla borghesia rampante, il simbolo della purezza d’animo e della virtù.

Dal Rinascimento alla prima metà del 19° secolo, si ricorre alla profumeria secca per usi diversi: polveri per sacchetti, per il viso, per la parrucca, commercializzata alla rinfusa in grandi scatole dai decori raffinati.

La profumeria riceve un colpo funesto nel periodo appena successivo alla Rivoluzione francese, poiché si desiderava spazzare via tutto ciò che ricordava la Corte di Luigi XVI, malgrado la creazione di profumi dai nomi evocativi: profumo alla Ghigliottina, alla Nazione…

Ma dall’epoca del Direttorio, una frenesia di lusso e di piacere si impossessa della società. La Parigi dei Muscadins, dalla tenuta stravagante, pazzi per il musc, lo zibetto, per la noce moscata e le Merveilleuses, dal lusso chiassoso e ispirato ai costumi greci, diventa la capitale della moda. Con l’abolizione degli editti corporativi e liberalizzando il commercio, la Rivoluzione francese permette al 19° secolo di segnare una tappa decisiva nella produzione del profumo.
Sotto l’Impero, mentre Giuseppina adotta gli aromi esotici (vaniglia, garofano, cannella), Napoleone preferisce l’Eau de Cologne per le frizioni.

All’inizio del 19° secolo, un altro Jean-Marie Farina, erede del fondatore della famosa maison e della formula, si installa a Parigi e diventa fornitore accreditato presso l’imperatore Napoleone I. Nel 1840, cede la sua attività a Léonce Collas che la rivende nel 1862 ai signori Roger e Gallet che continuano a commercializzare la famosa Eau de Cologne.

Guerlain entra in scena nel 1828 quando Pierre François Pascal Guerlain apre la sua prima maison di profumeria a Parigi. Vi presenta eau de toilette, preparazioni termali, saponi, creme saponine, pomate di ogni tipo. Molto presto, la reputazione della boutique è tale che uomini e donne eleganti vi si avvicinano. Compaiono nuovi nomi nell’universo profumato: Edouard PinaudBourjoisMolinard.

Dall’inizio del 19° secolo, i ricercatori cominciano a isolare in natura delle molecole olfattivamente interessanti per inventare in seguito prodotti chimici senza uguali nella natura. La sintesi dell’urea da parte di Woeler nel 1828 segna l’inizio della chimica organica, di importanza fondamentale nell’evoluzione della profumeria. Compaiono prodotti di sintesi di alta qualità, frutto delle ricerche condotte nei laboratori di potenti industrie chimiche in Europa e negli Stati Uniti.
Poco a poco i prezzi di questi nuovi prodotti diventano abbordabili. Sono uniti ai prodotti naturali, apportando note inedite alle nuove composizioni.

Fra i primi prodotti che utilizzano i prodotti di sintesi ci sono Fougère Royale d’Houbigant nel 1882, che contiene cumarina sintetizzata nel 1868 e Jicky de Guerlain nel 1889 che utilizza lavanda e vanillina.

Alla fine del 19° secolo i profumi voluttuosi impongono i loro aromi di patchouli, di musc o di eliotropio di cui si impregnano pellicce e scialli d’India. Il profumiere londinese Eugene Rimmel fa compiere un nuovo passo in avanti nell’arte del profumo proponendo di dividere gli aromi in diciotto gruppi, allo scopo di facilitare la classificazione degli odori.


             Il ‘900 consacra la profumeria italiana come la più importante e diffusa sul territorio nazionale.

Alcune case cosmetiche hanno una produzione che soddisfa un’esigenza provinciale o regionale, altre esportano con successo i loro prodotti anche all’estero


Alla riconquista dell’olfatto...
L’inizio del 21° secolo segna una svolta decisiva nella consapevolezza del pubblico verso profumi e olfatto in senso generale. D’ora in avanti, il profumo non sarà soltanto un componente della nostra immagine ma un compagno di viaggio per le nostre evasioni oniriche, un esaltatore dei nostri stati d’animo, un catalizzatore delle relazioni sociali.

Artefici di questo rinnovato interesse sono le società che da sempre operano nell’industria della profumeria e ne ampliano l’influenza in ambiti sempre più ricercati e una nuova generazione di creatori che ripercorre e reinterpreta modelli tradizionali da tempo trascurati.

Gli scienziati s’impegnano ad analizzare i meccanismi della percezione olfattiva nell’uomo e si cimentano nello sviluppo di nuove forme di olfazione, elevando questo senso al suo primordiale rango di nobiltà.

Oggi più che mai, la profumeria contemporanea offre lo spettacolo di una vera e propria profusione d’innovazioni, che non solo ha saputo custodire il suo potere magico ma, attraversando tempo e spazi, si è fatta interprete delle culture, delle tradizioni e delle mode olfattive di ogni continente racchiudendole in creazioni globali.




Fonti ufficiali : www.accademiadelprofumo.it